Pubblicato il Gennaio 15, 2024

Il segreto per un Tone of Voice efficace non è scegliere tra “formale” o “informale”, ma costruire un sistema linguistico che renda la professionalità accessibile e l’autenticità strategica.

  • Identificare un archetipo di brand (es. l’Eroe) fornisce una scorciatoia narrativa per creare contenuti coerenti.
  • La vera coerenza si misura nei dettagli: dalle email del servizio clienti ai messaggi di errore 404.
  • Applicare tecniche di neuro-copywriting e usare parole trigger specifiche trasforma il prezzo in un dettaglio secondario.

Raccomandazione: Smetti di scrivere come un “leader di settore”. Inizia a comunicare come un partner umano, competente e riconoscibile.

Quante volte hai letto un’email o visitato il sito di un’azienda B2B sentendoti come di fronte a un decreto ministeriale? Frasi complesse, linguaggio impersonale, un’aura di freddezza che urla “siamo professionali” ma che, in realtà, comunica solo distanza. Molti responsabili della comunicazione lottano con questo paradosso: voler suonare autorevoli senza risultare robotici, distinguersi dai concorrenti che sembrano tutti la copia carbone l’uno dell’altro.

I consigli tradizionali recitano sempre la stessa solfa: “sii coerente su tutti i canali”, “conosci il tuo pubblico”, “rifletti i valori del brand”. Consigli giusti, ma terribilmente astratti. Lasciano la domanda più importante senza risposta: come si fa, concretamente? Come si trasforma il valore della “fiducia” in una frase specifica per una newsletter? Come si sceglie tra “Tu” e “Lei” su LinkedIn senza sembrare o troppo servili o goffamente amichevoli?

E se il problema non fosse la scelta, ma il metodo? Se il Tone of Voice non fosse un vestito da indossare, ma un vero e proprio sistema operativo linguistico da progettare? Questo è l’angolo che esploreremo. Non ci limiteremo a darti una lista di aggettivi. Ti forniremo un framework per costruire l’architettura della tua voce, pezzo per pezzo, trasformando i principi astratti in decisioni lessicali quotidiane. L’obiettivo non è semplicemente “smettere di usare il burocratese”, ma sostituirlo con un linguaggio che sia insieme preciso, autentico e strategicamente efficace.

Questo articolo è stato strutturato per guidarti in un percorso logico, dalla definizione dei fondamenti strategici del tuo brand fino all’applicazione di tecniche di scrittura avanzate. Scoprirai come ogni scelta, dalla più grande alla più piccola, contribuisce a creare una voce unica e memorabile.

Perché definire il “Purpose” aziendale è il primo passo prima di disegnare qualsiasi logo?

Prima ancora di discutere di parole, colori o loghi, ogni brand deve rispondere a una domanda fondamentale: perché esistiamo? La risposta non è “per fare profitto”. Il “Purpose” è la ragione più profonda, il contributo che l’azienda vuole dare al mondo. È la stella polare che guida ogni decisione strategica, inclusa la costruzione del Tone of Voice. Senza un purpose chiaro, la comunicazione diventa un esercizio di stile vuoto, un insieme di parole che suonano bene ma non dicono nulla.

La Brand Voice, infatti, non è altro che la personalità che emerge da questo scopo fondamentale. Come sottolinea un’analisi di SEMrush, rappresenta la prospettiva unica del tuo marchio e i valori che difendi. In altre parole, è la personalità complessiva del tuo brand. Se il tuo purpose è “semplificare la complessità per le piccole imprese”, la tua voce sarà probabilmente chiara, diretta, incoraggiante e priva di gergo. Se invece è “spingere i limiti dell’innovazione tecnologica”, la tua voce potrebbe essere più visionaria, audace e analitica.

Studio di caso: Microsoft e il potere del “Purpose”

Sul suo portale, Microsoft dichiara una missione chiara: “Empowering others. Our mission is to empower every person and every organization on the planet to achieve more.” Questo non è solo uno slogan. Da questa dichiarazione di intenti derivano valori come l’inclusività, l’innovazione al servizio delle persone e l’affidabilità. Questi valori, a loro volta, gettano le basi per un Tone of Voice che, pur essendo tecnologico, deve suonare abilitante, ottimista e di supporto, e non elitario o complesso.

Definire il purpose significa costruire le fondamenta della casa. Tentare di definire un Tone of Voice senza questo passaggio è come scegliere il colore delle tende prima ancora di aver costruito i muri: un’azione prematura e destinata a creare un risultato incoerente e fragile.

Perché identificare il tuo archetipo (es. L’Eroe, Il Saggio) semplifica la creazione di contenuti coerenti?

Una volta definito il “Purpose”, come lo si traduce in una narrazione coerente? Un metodo potentissimo è l’uso degli archetipi di brand. Concettualizzati da Carl Jung, gli archetipi sono modelli di personalità universali e istintivamente riconoscibili (l’Eroe, il Saggio, l’Esploratore, il Burlone, ecc.). Scegliere un archetipo per il proprio brand non è un gioco, ma una decisione strategica che fornisce una scorciatoia narrativa per tutta la comunicazione.

Invece di chiedersi a ogni post o email “come dovremmo suonare?”, il team può domandarsi: “come parlerebbe un Eroe in questa situazione?”. La risposta è immediata: con coraggio, determinazione, parlando di sfide e vittorie. E un Saggio? Con autorevolezza, dati, analisi e un desiderio di condividere la conoscenza. L’archetipo diventa un filtro che garantisce coerenza e riconoscibilità, rendendo il brand più umano e facile da memorizzare.

Studio di caso: Ferrari e l’archetipo dell’Eroe nel lusso italiano

Ferrari è un esempio perfetto di applicazione dell’archetipo dell’Eroe. Tutta la sua comunicazione è incentrata sulla conquista, la performance, l’eccellenza e il superamento dei limiti. Il linguaggio usato evoca potenza, velocità e vittoria. Ogni scelta, dalla produzione in lotti limitati per mantenere la qualità all’uso di un tono che esprime superiorità, contribuisce a incarnare questo archetipo. Non si limitano a vendere auto; vendono l’esperienza di essere un eroe, un vincitore.

L’archetipo non definisce solo cosa dire, ma anche come dirlo. Guida la scelta delle parole, il ritmo delle frasi e il tipo di storie da raccontare. È il framework che permette a un’azienda B2B di consulenza (Il Saggio) di non suonare come una startup tecnologica (Il Creatore), garantendo che la professionalità non venga sacrificata sull’altare di una generica “simpatia”.

Come trasformare i messaggi di errore 404 in opportunità di branding simpatico?

La vera forza di un Tone of Voice non si vede solo nelle grandi campagne pubblicitarie, ma soprattutto nelle micro-interazioni. Parliamo di tutti quei punti di contatto spesso trascurati: messaggi di conferma, email automatiche, risposte del chatbot e, soprattutto, le temute pagine di errore 404. Questi momenti, percepiti come negativi o frustranti dall’utente, sono in realtà un’occasione d’oro per rafforzare la personalità del brand e trasformare un fastidio in un sorriso.

Un messaggio 404 standard come “Pagina non trovata” è un’opportunità sprecata. È freddo, robotico e non fa nulla per aiutare l’utente. Un’azienda con un ToV ben progettato, invece, usa questo spazio per esprimere la propria voce. Un brand con l’archetipo del Burlone potrebbe usare una battuta spiritosa; uno con l’archetipo dell’Angelo Custode potrebbe usare un linguaggio rassicurante e guidare l’utente passo dopo passo. È dimostrato che le persone reagiscono più positivamente quando il contenuto è divertente; infatti, studi sul coinvolgimento dimostrano che è molto più facile che commentino, mettano “mi piace” e condividano un post quando questo li fa sorridere.

Pensare a queste interazioni non è un dettaglio, è il test di coerenza definitivo. È facile essere “amichevoli” sulla homepage; è molto più difficile e significativo esserlo quando qualcosa va storto. L’immagine seguente illustra come un ambiente creativo possa trasformare anche un errore tecnico in un’esperienza di brand memorabile e positiva.

Pagina web creativa con elementi della cultura italiana trasformati in design accogliente

Come mostra questa visualizzazione, il processo creativo può trasformare la frustrazione in piacere. Progettare una pagina 404 che sia utile, in linea con il brand e magari anche divertente, dimostra una cura per i dettagli che costruisce fiducia e lascia un’impressione duratura, molto più di mille slogan sulla “centralità del cliente”.

Tu o Lei: quale approccio usare su LinkedIn per un’azienda di consulenza legale?

La scelta tra il “Tu” informale e il “Lei” formale è una delle decisioni più dibattute, specialmente in contesti professionali come LinkedIn e per settori tradizionali come la consulenza legale. La risposta non è mai un semplice “dipende dal target”, ma risiede in un concetto più sofisticato: la tensione controllata tra autorità e accessibilità. Un’azienda di consulenza deve proiettare competenza e autorevolezza (tipicamente associate al “Lei”), ma deve anche apparire accessibile e umana per attrarre nuovi clienti (qualità evocate dal “Tu”).

Come sottolineato da esperti di comunicazione, il giusto tono di voce crea armonia e vicinanza. Come afferma il blog di SEMrush in un suo articolo, un corretto tono di voce permette di creare un ponte con l’utente:

Utilizzare un corretto tono di voce significa trovare, attraverso un processo di studio e analisi, il trait d’union che dona armonia alla comunicazione e fa percepire un’azienda come una realtà vicina, con la quale si può comunicare senza troppe barriere.

– SEMrush Blog, Come trovare il tone of voice giusto per azienda

La soluzione non è scegliere uno dei due estremi, ma modularli strategicamente. Si potrebbe usare il “Lei” nelle comunicazioni istituzionali sulla pagina aziendale per affermare l’autorità del brand, e passare al “Tu” nei commenti, nei messaggi privati o nei post personali dei partner dello studio, per costruire una relazione più diretta e personale. Questa flessibilità, se guidata da regole chiare, non crea confusione ma dimostra intelligenza emotiva e situazionale. Il seguente quadro comparativo, basato su un’analisi dettagliata delle tipologie di comunicazione, offre una guida pratica per questa scelta.

Confronto Tu vs Lei nella comunicazione professionale
Aspetto Approccio ‘Lei’ (Formale) Approccio ‘Tu’ (Informale)
Target Senior management, istituzioni Startup, manager under 40
Percezione Autorevolezza, distanza professionale Accessibilità, modernità
Contesto ideale Comunicazione istituzionale su pagina aziendale Interazioni personali, commenti, messaggi privati
Tone of Voice Linguaggio tecnico e burocratico, più formale Maggiormente introspettivo, ironico, colloquiale e amichevole

In definitiva, per un’azienda di consulenza legale, il “Lei” rimane la base per comunicare credibilità, ma il “Tu” può diventare lo strumento strategico per umanizzare il brand e creare connessioni personali in contesti specifici, dimostrando che professionalità non significa necessariamente freddezza.

Il rischio che il marketing sia “amichevole” e il servizio clienti sia “robotico” che confonde l’utente

Uno dei fallimenti più comuni e dannosi nella gestione del Tone of Voice è la schizofrenia comunicativa. Accade quando il marketing e la pubblicità usano un tono di voce caldo, empatico e amichevole per attrarre i clienti, ma non appena questi entrano in contatto con il servizio clienti o ricevono un’email transazionale, si scontrano con un muro di burocratese, risposte predefinite e un tono freddo e impersonale. Questa dissonanza è letale per la fiducia. L’utente si sente ingannato: la personalità che lo aveva convinto a scegliere quel brand si rivela una maschera.

La coerenza del Tone of Voice su ogni singolo touchpoint, nessuno escluso, non è un optional, ma il fondamento della credibilità. Un brand è una promessa, e la voce con cui parla è parte integrante di quella promessa. Se la promessa è “siamo il tuo partner affidabile”, ogni email, ogni telefonata, ogni chat deve riflettere quella partnership. La coerenza aiuta a costruire un’immagine solida e professionale che va oltre il singolo reparto aziendale.

Studio di caso: Mailchimp e la coerenza ossessiva

Mailchimp è un maestro in questo. Il loro Tone of Voice, definito “asciutto, schietto, sottile e un po’ eccentrico”, è applicato con coerenza maniacale ovunque. Dalla mascotte Freddie che fa l’occhiolino dopo l’invio di una campagna, ai testi delle guide tecniche. L’azienda stessa spiega: “Ci siamo messi nei panni dei nostri clienti e sappiamo che il marketing è un campo minato da terminologia confusa. Ecco perché parliamo come il partner commerciale esperto e compassionevole che vorremmo avere.” Questa coerenza tra marketing, prodotto e supporto crea un’esperienza utente unificata e autentica.

Per evitare la trappola della dissonanza, è essenziale che il Tone of Voice non sia un progetto del solo marketing, ma un asset strategico condiviso da tutta l’azienda. Ciò richiede documentazione chiara, esempi pratici e formazione continua.

Il tuo piano d’azione per un’armonia vocale

  1. Documento di riferimento: Crea una guida di stile ufficiale con esempi chiari del “cosa dire” e “cosa non dire” per ogni tipo di comunicazione (email, social, supporto tecnico).
  2. Inventario dei touchpoint: Mappa tutti i punti di contatto con il cliente, anche i più nascosti (messaggi di errore, fatture, policy), e verifica che il linguaggio sia allineato.
  3. Formazione trasversale: Organizza workshop per tutti i reparti a contatto con i clienti (vendite, supporto, amministrazione) per aiutarli ad applicare il ToV in modo coerente.
  4. KPI di aderenza: Implementa metriche per misurare la coerenza della voce, ad esempio analizzando un campione di ticket del servizio clienti o di email commerciali ogni mese.
  5. Ciclo di revisione: Pianifica verifiche periodiche (es. semestrali) per valutare l’efficacia del ToV e apportare miglioramenti in base ai feedback dei clienti e ai risultati di business.

Quando organizzare workshop di scrittura per allineare le email commerciali al nuovo stile brand?

Definire un nuovo Tone of Voice su un documento strategico è il primo passo, ma il vero lavoro inizia quando bisogna farlo adottare da tutta l’organizzazione. Non si può pretendere che un team di vendita, abituato da anni a un certo tipo di linguaggio, cambi stile da un giorno all’altro solo leggendo una guida. L’adozione di una nuova voce è un processo di cambiamento culturale che richiede coinvolgimento e formazione pratica. I workshop di scrittura aziendale sono lo strumento più efficace per raggiungere questo obiettivo.

Il momento ideale per organizzarli è subito dopo aver finalizzato le linee guida del nuovo Tone of Voice. Vanno organizzati in tre scenari principali:

  1. Fase di lancio: Per presentare il nuovo stile a tutti i team coinvolti, spiegandone il “perché” strategico e non solo il “come” pratico.
  2. Onboarding di nuovi assunti: Per garantire che chiunque entri in azienda impari da subito a comunicare secondo lo stile del brand.
  3. Revisioni periodiche: Almeno una volta all’anno, per rinfrescare le competenze, analizzare nuovi casi pratici e correggere eventuali deviazioni.

Come evidenziato da analisi sulla comunicazione interna, la ricerca sulla coerenza comunicativa dimostra che molti professionisti non hanno partecipato alla costruzione del tono di voce e quindi hanno bisogno di regole ferree e pratica guidata per evitare che l’azienda parli in modi diversi su canali diversi.

Un workshop efficace non è una lezione frontale. È un’esperienza interattiva dove le persone lavorano su casi reali: riscrivere un’email commerciale standard, trasformare una risposta tecnica in un messaggio più empatico, o creare un post social allineato all’archetipo del brand. Questo approccio pratico rende il nuovo stile tangibile e aiuta a superare le resistenze.

Team aziendale durante workshop interattivo di scrittura con materiali creativi

Coinvolgere i team in sessioni collaborative, come quella rappresentata nell’immagine, non solo trasferisce competenze, ma crea anche un senso di appartenenza e responsabilità condivisa verso la voce del brand. È un investimento che trasforma una direttiva aziendale in una competenza diffusa e vissuta.

Gratis, Nuovo, Immediato: quali parole innescano l’azione impulsiva nel mercato italiano?

Passiamo ora dalla macro-strategia alla micro-tattica: la scelta delle singole parole. Alcune parole hanno un potere quasi magico: sono i cosiddetti “trigger”, capaci di bypassare l’analisi razionale e innescare una risposta emotiva o un’azione impulsiva. Sebbene alcuni trigger come “Gratis”, “Nuovo” e “Subito” siano universali, il loro impatto e le loro varianti più efficaci sono profondamente legati al contesto culturale. Nel mercato italiano, la comunicazione non può ignorare leve valoriali come la tradizione, la qualità artigianale e l’appartenenza locale.

Parole come “Artigianale”, “Ricetta originale”, “Produzione limitata”, “Km 0” e l’intramontabile “Made in Italy” non sono semplici descrizioni, ma potenti trigger che evocano un intero universo di significati: autenticità, cura, esclusività e orgoglio nazionale. Un prodotto descritto come “artigianale” non è solo “fatto a mano”, ma è percepito come di qualità superiore, realizzato con passione e in contrapposizione alla produzione di massa anonima. In altri casi, come per brand quali Durex, si usano battute con sottili doppi sensi per comunicare la filosofia aziendale in modo memorabile e divertente.

La scelta delle parole trigger, tuttavia, non deve essere casuale, ma strettamente allineata all’archetipo del brand. Usare la parola “Gratis” può essere devastante per un brand di lusso (archetipo del Sovrano) ma efficace per un brand che vuole essere accessibile a tutti (archetipo dell’Uomo Comune). Il seguente schema offre una chiara corrispondenza tra archetipi e parole chiave, aiutando a mantenere la coerenza strategica anche a livello lessicale.

Matrice Archetipo-Parole Trigger
Archetipo Brand Parole Trigger Consigliate Parole da Evitare
L’Eroe Sfida, Conquista, Supera, Vinci Facile, Semplice, Aiuto
Il Saggio Dimostrato, Analizzato, Scoperto, Comprovato Magico, Miracoloso, Istantaneo
Il Sovrano Esclusivo, Premium, Eccellenza, Prestigio Gratis, Economico, Offerta
L’Angelo Custode Sicuro, Protetto, Famiglia, Cura Rischio, Pericolo, Urgente

Scegliere le parole giuste non è solo una questione di copywriting, ma di neuro-marketing. Si tratta di comprendere quali corde emotive toccare per rendere il messaggio non solo chiaro, ma anche irresistibile per il pubblico di riferimento.

Da ricordare

  • Il Tone of Voice non è un aggettivo (es. “amichevole”), ma un sistema operativo linguistico che guida ogni scelta comunicativa.
  • La vera coerenza si misura nei dettagli: la voce del brand deve essere riconoscibile tanto in una campagna pubblicitaria quanto in un messaggio di errore 404.
  • Le parole non sono neutre: scegliere i giusti “trigger” verbali, allineati all’archetipo di brand, è fondamentale per attivare emozioni e guidare l’azione.

Come applicare le tecniche di neuro-copywriting per aumentare le vendite di prodotti ad alto prezzo?

Quando si vendono prodotti o servizi ad alto prezzo, la sfida più grande non è giustificare il costo, ma renderlo un dettaglio secondario. Qui entra in gioco il neuro-copywriting: l’arte di usare il linguaggio per influenzare la percezione del valore e attivare i centri decisionali del cervello. Non si tratta di manipolare, ma di costruire una narrazione così potente che il desiderio e la percezione di qualità superino l’obiezione del prezzo.

Il Tone of Voice è lo strumento principale per raggiungere questo scopo. Un linguaggio che evoca esclusività, artigianalità, storia e status trasforma un semplice prodotto in un simbolo. Le parole scelte devono dipingere un quadro vivido dei benefici non materiali: il prestigio, la sicurezza, l’appartenenza a un’élite. Invece di parlare di “caratteristiche tecniche”, un brand di lusso parlerà di “maestria artigiana”, “materiali pregiati” e “design senza tempo”.

Studio di caso: Brunello Cucinelli e lo storytelling del lusso

Brunello Cucinelli è un maestro nel vendere lusso attraverso il racconto. Il suo Tone of Voice è elegante, colto e quasi filosofico. Non parla mai di “maglioni”, ma di “creazioni in cashmere”, non di “fabbrica”, ma di “borgo di Solomeo”. La sua comunicazione si concentra sui valori del “capitalismo umanistico”, sulla bellezza del lavoro artigianale e sulla qualità della vita dei suoi dipendenti. Questo storytelling eleva il prodotto da semplice capo di abbigliamento a pezzo di una storia più grande, rendendo il prezzo una conseguenza naturale di questo valore percepito, non un ostacolo.

Il Tone of Voice, in questo contesto, agisce su un piano psicologico profondo. Non si limita a informare, ma a sedurre. Come brillantemente riassunto da SEOZoom, il suo impatto va ben oltre la percezione immediata.

Il tone of voice non incide solo sull’immediata percezione emotiva. Influenza anche decisioni comportamentali concrete, come la propensione a raccomandare il brand ad altri, il tempo dedicato a esplorare contenuti o prodotti e, in alcuni casi, persino le conversioni effettive. Questo lo rende un asset psicologico e strategico straordinariamente potente.

– SEOZoom, Tone of voice: cos’è, come usarlo e perché serve per i brand

In definitiva, per i prodotti ad alto prezzo, il Tone of Voice è il principale costruttore di valore. È l’alchimia che trasforma un oggetto costoso in un investimento desiderabile.

Ora che hai gli strumenti per progettare la tua voce, il prossimo passo è trasformare questa strategia in azione. Inizia auditando le tue comunicazioni attuali per identificare le dissonanze e costruire un brand finalmente riconoscibile, professionale e, soprattutto, umano.

Scritto da Elena Ferrari, Creative Director e Brand Strategist con 15 anni di esperienza in agenzie di branding internazionali. Specializzata in Visual Identity, Rebranding e User Experience (UX) per il mercato del lusso e del retail.