
La maggior parte delle strategie di lead generation B2B fallisce perché si concentra sulla quantità, non sulla qualità, inondando le vendite di contatti inutili.
- Un contatto qualificato (SQL) nasce da un processo che unisce contenuti tecnici approfonditi (es. white paper) a criteri di scoring precisi.
- L’automazione è efficace solo dopo aver mappato manualmente il processo e definito gli SLA tra marketing e vendite.
Raccomandazione: Iniziate smettendo di misurare il numero di lead e concentratevi sul Costo per Opportunità Qualificata (CPO).
Sei un direttore commerciale e il tuo team di vendita si lamenta costantemente della qualità dei contatti che riceve dal marketing? Passano ore a chiamare lead che si rivelano studenti, concorrenti o, nel migliore dei casi, persone incuriosite ma a mesi di distanza da una decisione d’acquisto. Questa frustrazione non è solo un problema di comunicazione: è il sintomo di una strategia di lead generation B2B rotta alla base, una strategia che misura il successo in base al volume di email raccolte, non al valore delle opportunità create.
Il mantra comune recita di “creare contenuti di valore” e “ottimizzare le landing page”. Ma questi sono solo gli strumenti. L’approccio tradizionale si ferma qui, generando un flusso indistinto di contatti che il reparto vendite deve poi faticosamente filtrare. Il risultato è uno spreco di tempo, budget e, soprattutto, di morale. I venditori si sentono demotivati a seguire i contatti del marketing e il management vede solo costi senza un ritorno tangibile.
E se la vera soluzione non fosse generare più lead, ma ingegnerizzare un sistema per attrarre solo quelli giusti? Questo articolo adotta una prospettiva diversa: quella dell’ingegneria della qualificazione. Non parleremo di trucchi per gonfiare i numeri, ma di principi e metodi per costruire un processo che filtri il rumore fin dal primo clic. L’obiettivo non è riempire il CRM di nomi, ma consegnare al tuo team commerciale un flusso prevedibile di contatti che hanno già manifestato chiari segnali d’acquisto e sono pronti per una conversazione di vendita.
Esploreremo insieme come trasformare ogni elemento della tua strategia, dal contenuto alla tecnologia, in un filtro di intento. Vedrai come un white paper tecnico possa essere più potente di mille brochure e perché disegnare un processo su carta prima di investire in software costosi è la mossa più intelligente che puoi fare. Preparati a smontare le vecchie abitudini per costruire finalmente un ponte solido e profittevole tra marketing e vendite.
Sommario: La tua guida alla lead generation B2B che funziona
- Perché un white paper tecnico converte meglio di una brochure generica nel settore industriale?
- Come scrivere la headline di una Landing Page per catturare l’attenzione in meno di 3 secondi?
- MQL vs SQL: quale criterio usare per decidere se un contatto è pronto per la chiamata commerciale?
- L’errore di non ottimizzare i campi del form per i dispositivi mobili che dimezza i contatti
- Come sequenziare le email automatiche per educare il prospect senza annoiarlo?
- Perché rispondere alle domande “stupide” dei clienti è la mossa SEO più intelligente che puoi fare?
- Perché disegnare il processo su carta è indispensabile prima di acquistare qualsiasi software di automazione?
- Come implementare una strategia di Inbound Marketing completa per un’azienda B2B italiana?
Perché un white paper tecnico converte meglio di una brochure generica nel settore industriale?
Nel complesso panorama B2B, specialmente in settori tecnici e industriali, la brochure patinata ha perso la sua efficacia. I decisori d’acquisto non cercano slogan accattivanti, ma soluzioni concrete a problemi complessi. Sono ingegneri, responsabili di produzione, direttori tecnici: il loro tempo è prezioso e la loro attenzione è catturata dalla sostanza, non dalla forma. Una brochure parla dell’azienda; un white paper tecnico parla del problema del cliente e offre una soluzione argomentata. Questa è la differenza fondamentale.
Il white paper agisce come un potente “filtro di intento”. Chi è disposto a scambiare i propri dati di contatto per un documento di 10-15 pagine su un argomento specifico, come “L’ottimizzazione dei processi di saldatura robotizzata secondo la normativa EN 1090”, non è un semplice curioso. È un professionista che sta attivamente cercando informazioni per un progetto o un acquisto. Questo è il primo, cruciale passo nell’ingegneria della qualificazione. Infatti, non è un caso che, secondo il DemandGen Content Preferences Survey, circa il 78% dei buyer B2B utilizza i white paper per prendere decisioni d’acquisto informate negli ultimi 12 mesi.
Caso di Studio: Tecniche Nuove Media e la Lead Generation nel B2B italiano
Un esempio emblematico nel mercato italiano è l’approccio di Tecniche Nuove Media. Invece di puntare su contenuti generici, l’azienda si è posizionata come un hub di contenuti professionali di altissima qualità. Sfruttando la propria expertise editoriale, crea white paper tecnici che affrontano tematiche verticali per l’industria italiana. Questo modello di Inbound Marketing, focalizzato sulla profondità dei contenuti e sul rispetto delle normative UE e delle certificazioni italiane, permette di generare lead altamente qualificati, sostituendo di fatto le vecchie strategie basate sui cookie con un approccio basato sulla fiducia e sulla competenza.
In sintesi, la brochure è un monologo dell’azienda, mentre il white paper è l’inizio di un dialogo tecnico. Offrendo conoscenza approfondita, non solo attiri contatti, ma li pre-qualifichi, consegnando al reparto vendite persone che non solo conoscono il tuo nome, ma rispettano già la tua competenza.
Come scrivere la headline di una Landing Page per catturare l’attenzione in meno di 3 secondi?
Una volta che hai creato un contenuto di valore come un white paper, la landing page è il gatekeeper che decide se il tuo sforzo verrà premiato o ignorato. Hai meno di tre secondi per convincere un visitatore che vale la pena fermarsi. In questo lasso di tempo, l’unico elemento che viene davvero letto è la headline. Se la headline fallisce, tutto il resto è invisibile. Una headline efficace nel B2B non deve essere creativa o spiritosa; deve essere una promessa chiara e specifica.
L’errore più comune è scrivere titoli focalizzati sulla propria offerta (“Il nostro nuovo software XYZ”) invece che sul risultato per il cliente (“Riduci i tempi di fermo macchina del 30% con l’analisi predittiva”). Il decisore B2B si chiede costantemente “Cosa c’è qui per me?”. La tua headline deve rispondere a questa domanda in modo istantaneo, quantificando il beneficio o risolvendo un problema specifico e riconoscibile.

Per creare una headline che cattura l’attenzione e qualifica il visitatore, segui queste regole ferree, pensate per il pragmatismo del mercato B2B italiano:
- Focalizzati sulla Proposta di Valore Unica (UVP): Articola chiaramente cosa offri e perché è diverso e migliore. Esempio: “L’unica piattaforma CRM che si integra nativamente con i gestionali Zucchetti.”
- Usa numeri e dati specifici: La specificità genera credibilità. “Aumenta la produttività” è vago. “Aumenta la produttività del 27% in 3 mesi” è una promessa concreta.
- Parla la lingua del tuo target: Usa la terminologia tecnica del settore. Se vendi ai responsabili della logistica, parla di “ottimizzazione dei flussi di magazzino” e non di “migliorare l’organizzazione”.
- Indirizza un punto dolente (Pain Point): “Stanco di report manuali che richiedono ore? Automatizza la reportistica in 5 minuti.”
- Sii diretto ed elimina il “fluff”: Il 65% dei buyer B2B preferisce contenuti che vanno dritti al punto. Evita aggettivi inutili e superlativi. La chiarezza batte sempre la creatività.
Una headline ben scritta non solo aumenta le conversioni, ma agisce anche come filtro di qualificazione. Chi non è interessato a “ridurre i fermi macchina” semplicemente non scaricherà il contenuto, risparmiando tempo prezioso al tuo team di vendita.
MQL vs SQL: quale criterio usare per decidere se un contatto è pronto per la chiamata commerciale?
Aver generato un contatto (lead) è solo l’inizio. Il più grande punto di frizione tra marketing e vendite nasce qui: il marketing festeggia un nuovo lead, mentre le vendite lo considerano “spazzatura”. La soluzione è un accordo formale, uno Service Level Agreement (SLA), su cosa definisce un lead pronto per la vendita. Questo accordo si basa sulla distinzione tra Marketing Qualified Lead (MQL) e Sales Qualified Lead (SQL).
Un MQL è un contatto che ha mostrato interesse per i tuoi contenuti (ha scaricato un white paper, si è iscritto a un webinar) e corrisponde a certi criteri demografici di base (es. lavora in un’azienda del settore target). È un contatto “interessante”, ma non ancora pronto per essere chiamato. Passare un MQL direttamente alle vendite è un errore che brucia risorse e fiducia. In Italia, i benchmark di mercato indicano che solo una piccola frazione dei lead iniziali si trasforma in cliente; si stima che circa il 4-8% dei lead B2B diventi cliente, evidenziando l’importanza critica di un processo di qualificazione robusto.
Un SQL, invece, è un MQL che, attraverso azioni successive, ha manifestato un chiaro “segnale di acquisto”. Ha visitato la pagina prezzi più volte, ha usato un calcolatore di ROI sul tuo sito, o, ancora meglio, ha richiesto una demo o un preventivo. È un contatto che non solo è interessato, ma sta attivamente valutando una soluzione. Questo è il contatto che il direttore commerciale vuole vedere nel CRM del suo team.
La transizione da MQL a SQL si governa con un sistema di lead scoring: un punteggio assegnato a ogni contatto in base ai suoi dati demografici e alle sue azioni. Il passaggio a “SQL” e la conseguente chiamata commerciale scattano solo al raggiungimento di una soglia predefinita.
La tabella seguente, basata su dati e benchmark del mercato B2B italiano, riassume i criteri per distinguere un MQL da un SQL.
| Criterio | MQL (Marketing Qualified Lead) | SQL (Sales Qualified Lead) |
|---|---|---|
| Tasso di conversione B2B SaaS | Lead iniziale | 16-20% da MQL |
| Indicatori comportamentali | Download contenuti, visite pagine | Richiesta demo, contatto diretto |
| Dati demografici Italia | Email aziendale verificata | Ruolo decisionale + fatturato >2M€ |
| Lead scoring minimo | 30-50 punti | 70+ punti |
| Azione successiva | Email nurturing automatizzate | Chiamata consulenziale personalizzata |
Definire e concordare questi criteri è il passo più importante per allineare marketing e vendite e costruire una pipeline di vendita prevedibile. Elimina le discussioni soggettive e le sostituisce con un processo basato sui dati.
L’errore di non ottimizzare i campi del form per i dispositivi mobili che dimezza i contatti
Potresti avere il white paper più brillante e la landing page più persuasiva, ma se il tuo form di contatto è un incubo da compilare su uno smartphone, hai appena sabotato tutto il tuo lavoro. L’idea che i decision maker B2B utilizzino solo il desktop è un mito obsoleto e pericoloso. I dati sono inequivocabili: uno studio recente mostra che ben il 58% dei decision maker B2B legge contenuti professionali sui propri dispositivi mobili. Questo significa che più della metà dei tuoi potenziali clienti di alto valore potrebbe incontrare il tuo form su uno schermo piccolo.
Un form non ottimizzato per il mobile è una delle principali cause di abbandono. Campi troppo piccoli, menu a tendina macchinosi, l’obbligo di digitare lunghi indirizzi: ogni piccolo ostacolo aumenta la probabilità che il visitatore rinunci. Nel B2B, dove ogni lead qualificato ha un valore enorme, perdere anche un solo contatto a causa della cattiva usabilità è un lusso che non puoi permetterti.
L’ottimizzazione non riguarda solo la dimensione dei caratteri, ma la strategia stessa del form. L’obiettivo è ridurre al minimo l’attrito e rendere l’esperienza il più fluida possibile. Ecco alcune best practice essenziali per i form B2B su mobile:
- Riduci i campi all’essenziale: Chiedi solo le informazioni strettamente necessarie per la prima qualificazione (es. nome, email aziendale, nome azienda). Per un white paper, 3-4 campi sono il massimo. Potrai raccogliere più dati in seguito.
- Sfrutta gli input HTML5: Usa tipi di input specifici come `type=”email”` o `type=”tel”`. Questi attivano automaticamente la tastiera corretta sullo smartphone (es. con la “@” in primo piano per l’email), riducendo drasticamente i tempi di compilazione e gli errori.
- Implementa il Social Login: Per il B2B, offrire il login con un clic tramite LinkedIn è una mossa vincente. Acquisisci dati verificati (ruolo, azienda) senza che l’utente debba digitare nulla.
- Design “a prova di dito”: Assicurati che i campi, i pulsanti e le checkbox per la privacy siano abbastanza grandi e distanziati da poter essere premuti facilmente con un dito, senza cliccare accidentalmente sull’elemento sbagliato.
- Posiziona il form strategicamente: Sui dispositivi mobili, evita di nascondere il form in una landing page separata. Integralo direttamente nel contenuto o rendilo immediatamente accessibile.
Ignorare l’ottimizzazione mobile non è più un’opzione. È una decisione che, di fatto, ti taglia fuori da oltre metà del tuo pubblico target più qualificato. Un form mobile-friendly non è un dettaglio tecnico, è un segno di rispetto per il tempo del tuo potenziale cliente.
Come sequenziare le email automatiche per educare il prospect senza annoiarlo?
Un contatto ha scaricato il tuo white paper. È un MQL. E adesso? Chiamarlo subito sarebbe prematuro e controproducente. Lasciarlo nel dimenticatoio significa sprecare un’opportunità. La risposta sta nel lead nurturing: un processo automatizzato che “nutre” il contatto con informazioni utili e pertinenti, accompagnandolo nel suo percorso decisionale fino a quando non sarà un SQL pronto per la vendita.
L’errore comune è bombardare il contatto con email promozionali. Il nurturing efficace non è vendita, è educazione. L’obiettivo è costruire fiducia e posizionarti come un’autorità nel tuo settore. Devi offrire valore prima di chiedere qualcosa in cambio. Le statistiche italiane confermano la potenza di questo approccio: secondo i dati di GetResponse, le email di benvenuto automatizzate hanno un tasso di apertura medio del 134% e un CTR del 31%, dimostrando che i nuovi contatti sono estremamente ricettivi se approcciati nel modo giusto.

Una sequenza di nurturing B2B efficace dovrebbe seguire una logica progressiva, senza mai essere aggressiva. Ecco una possibile struttura in 4 passaggi:
- Email 1 (immediata): Consegna e Ringraziamento. Invia subito il contenuto promesso (il link al white paper). Sii conciso, ringrazia per l’interesse e anticipa che condividerai altri contenuti utili nei prossimi giorni. Zero vendita, solo valore.
- Email 2 (dopo 2-3 giorni): Approfondimento Correlato. Invia una risorsa correlata ma in un formato diverso. Se hanno scaricato un white paper, proponi un breve video-tutorial, un caso studio o un articolo del blog che approfondisce un aspetto specifico del documento. Dimostri di conoscere l’argomento a 360 gradi.
- Email 3 (dopo 4-5 giorni): Prova Sociale. Condividi una testimonianza di un cliente o un caso di studio che mostra i risultati concreti ottenuti con la tua soluzione. Sposta l’attenzione dal “come funziona” al “quali risultati porta”. Questo costruisce fiducia e riduce la percezione del rischio.
- Email 4 (dopo 7-10 giorni): L’Offerta a Basso Impegno (Call to Action). Solo a questo punto, dopo aver fornito valore per tre volte, puoi fare una proposta. Non “Compra ora”, ma un’offerta a basso impegno come “Partecipa al nostro prossimo webinar gratuito” o “Richiedi una consulenza di 15 minuti senza impegno per analizzare la tua situazione”. Questa è la transizione da MQL a SQL.
Questo approccio graduale rispetta i tempi del cliente. Non interrompe, ma accompagna. L’automazione ti permette di farlo su larga scala, assicurando che ogni singolo lead riceva l’attenzione che merita, trasformando un contatto “freddo” in una relazione commerciale calda e promettente.
Perché rispondere alle domande “stupide” dei clienti è la mossa SEO più intelligente che puoi fare?
Il tuo team di vendita e il tuo customer service ricevono ogni giorno le stesse domande, quelle che a te sembrano “banali” o “stupide”: “Il vostro software si integra con X?”, “Qual è la differenza tra il piano Base e Pro?”, “Serve una formazione specifica per usarlo?”. Molte aziende ignorano queste domande o le relegano a una pagina FAQ nascosta. Questo è un errore strategico colossale. Ognuna di queste domande è oro puro per la SEO e per la lead generation.
Perché? Perché le persone non cercano su Google usando parole chiave da marketer, ma formulando domande reali. Nessuno cerca “soluzione software scalabile B2B”. Cerca “miglior software per fatturazione elettronica PMI” o “come importare dati da excel a crm”. Rispondere a queste domande “stupide” in modo chiaro e approfondito attraverso articoli di blog, pagine dedicate o video ti permette di intercettare un traffico altamente qualificato nel momento esatto in cui manifesta un bisogno.
Questo approccio, noto come “Topic Cluster” o “Content Hub”, si basa sulla creazione di contenuti che rispondono in modo esaustivo a tutte le domande che ruotano attorno a un problema specifico del cliente. Google premia i siti che dimostrano autorità su un argomento, e non c’è modo migliore di dimostrarla che rispondere a ogni possibile dubbio del tuo utente. Inoltre, questi contenuti sono perfetti per posizionarsi nei “Featured Snippet” (la “posizione zero” di Google), che spesso estraggono risposte dirette a domande specifiche.
Invece di vedere queste domande come una seccatura, considerale come i più sinceri segnali di acquisto che un potenziale cliente possa darti. Una domanda sulla differenza tra due piani tariffari indica che l’utente sta seriamente considerando un acquisto. Una domanda sull’integrazione con un altro software significa che sta valutando come la tua soluzione si inserirebbe nel suo ecosistema tecnologico. Creare contenuti che rispondono a queste domande non solo attira traffico, ma pre-qualifica i visitatori, li educa e li porta più vicini alla conversione, spesso senza nemmeno dover compilare un form.
Perché disegnare il processo su carta è indispensabile prima di acquistare qualsiasi software di automazione?
Il mercato è inondato di software di marketing automation che promettono di risolvere tutti i tuoi problemi di lead generation con un clic. La tentazione di acquistare l’ultima, scintillante piattaforma è forte. Tuttavia, automatizzare un processo che non funziona o non esiste porta solo ad automatizzare il caos. Il risultato? Un costoso software sottoutilizzato e la stessa, identica frustrazione di prima. Prima di scrivere una sola riga di codice o firmare un contratto, l’azione più importante è prendere un foglio di carta (o una lavagna) e disegnare il processo manualmente.
Mappare il flusso di un lead, dal primo contatto alla firma del contratto, costringe a rispondere a domande critiche che la tecnologia da sola non può risolvere: Chi è responsabile di ogni fase? Quali sono i criteri esatti per passare un lead da Marketing a Vendite (il nostro SLA su MQL/SQL)? Entro quanto tempo un nuovo SQL deve essere contattato? Quali sono i KPI per misurare il successo di ogni step? Senza queste risposte, qualsiasi software è inutile.
Questa fase di pianificazione manuale è la vera “ingegneria della qualificazione”. È qui che si costruiscono le fondamenta di una pipeline di vendita prevedibile. Come sottolinea un esperto del settore B2B italiano, l’investimento in processi precede sempre quello in tecnologia.
Abbiamo aiutato oltre 600 aziende introducendo nuovi processi di marketing. Il successo inizia sempre mappando manualmente i processi prima di digitalizzarli. Le aziende che saltano questo passaggio faticano a mettere insieme gli indicatori di performance tra i vari step di negoziazione.
– Davide Fornasiero, Managing Director di ESC Agency
Disegnare il processo ti permette di identificare i colli di bottiglia, le aree grigie di responsabilità e le metriche mancanti. Solo dopo aver creato un flusso logico, condiviso e misurabile, sarai in grado di scegliere il software giusto, quello che si adatta al tuo processo, e non viceversa. Per aiutarti in questo compito cruciale, ecco una checklist pratica per mappare il tuo processo di lead management.
Il tuo piano d’azione: Mappare il processo di qualificazione
- Fonti di Contatto: Elenca tutti i canali da cui provengono i lead (sito web, fiere, LinkedIn, chiamate a freddo, partner) e come vengono tracciati.
- Criteri di Qualificazione: Definisci con precisione i criteri demografici e comportamentali per ogni fase del funnel (Lead -> MQL -> SQL -> Opportunità).
- Responsabilità e SLA: Assegna responsabilità chiare (chi fa cosa) e definisci i tempi di risposta massimi per ogni passaggio (es. “un SQL deve essere contattato entro 4 ore lavorative”).
- KPI Misurabili: Determina le metriche chiave per ogni fase (es. tasso di conversione MQL > SQL, tempo medio di conversione, valore per lead source).
- Simulazione del Percorso: Prima di automatizzare, “accompagna” manualmente 3-5 lead fittizi attraverso l’intero processo per testarne la logica e identificare le falle.
Questo esercizio strategico, che costa solo poche ore del tuo tempo, ti farà risparmiare mesi di lavoro e decine di migliaia di euro in software inadeguati, garantendo che la tua strategia di automazione sia costruita su fondamenta solide.
Da ricordare
- La qualità di un lead si misura con criteri oggettivi (MQL vs SQL) definiti in un SLA tra marketing e vendite, non con il volume.
- Ogni elemento della strategia, dal contenuto al form, deve agire come un “filtro di intento” per attrarre i giusti contatti e scoraggiare quelli fuori target.
- L’automazione è l’ultimo passo: il successo dipende dalla mappatura manuale del processo di qualificazione prima di scegliere qualsiasi strumento tecnologico.
Come implementare una strategia di Inbound Marketing completa per un’azienda B2B italiana?
Mettere insieme tutti i pezzi finora discussi significa passare da tattiche isolate a una vera e propria strategia di Inbound Marketing. Per un’azienda B2B italiana, questo non significa abbandonare completamente i metodi tradizionali, come le fiere di settore, ma integrarli in un ecosistema digitale coerente e misurabile. L’approccio ibrido, che unisce la forza delle relazioni umane con la scalabilità del digitale, si sta rivelando il modello vincente nel nostro mercato.
Una strategia Inbound completa si basa sul principio di attrarre clienti creando contenuti di valore e esperienze su misura per loro. Non si interrompe, ma si aiuta. L’implementazione non è un evento singolo, ma un processo graduale che richiede impegno e pazienza. Un’analisi sull’evoluzione del B2B italiano mostra che le aziende che stanno avendo successo sono quelle che investono in contenuti di alta qualità come blog, white paper e webinar, e che utilizzano l’automazione per personalizzare l’esperienza del cliente. I risultati sono tangibili, con un aumento fino al 75% nelle conversioni per chi utilizza contenuti interattivi e personalizzati.
Per dare concretezza al percorso, è utile pensarlo in fasi, ciascuna con i propri obiettivi e attività. Non si può fare tutto subito. La chiave è costruire fondamenta solide e poi espandere progressivamente. I casi di studio, ad esempio, rimangono un pilastro fondamentale di questa strategia.
I casi studio rappresentano ancora oggi una strategia di content vincente. Le aziende sono spesso attratte dalle storie di successo di altre imprese simili a loro.
– Team Clickable, Lead Generation B2B: 14 consigli per la tua strategia
La tabella seguente delinea un possibile piano di implementazione per una PMI italiana, suddiviso in tre fasi progressive, per rendere il percorso più gestibile e misurabile.
| Fase | Durata | Attività Principali | Risultati Attesi |
|---|---|---|---|
| Fase 1 – Foundation | 3 mesi | SEO tecnico, 1 lead magnet, landing page, 3 email sequence | Prime conversioni, database iniziale |
| Fase 2 – Expansion | 6 mesi | Blog attivo, LinkedIn Ads mirate, nurturing avanzato | +50% lead qualificati |
| Fase 3 – Scale | 12 mesi | Marketing automation completa, lead scoring, integrazione CRM | 15+ opportunità qualificate/mese |
Implementare una strategia di questo tipo trasforma il marketing da un centro di costo a un motore di crescita prevedibile. Richiede un cambio di mentalità: non più campagne sporadiche, ma la costruzione di un “asset” aziendale che genera valore nel tempo, attirando e qualificando contatti 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Per trasformare questi concetti in risultati, il prossimo passo è analizzare il tuo processo attuale. Valuta oggi stesso come implementare un sistema di qualificazione su misura per la tua azienda, trasformando il modo in cui marketing e vendite collaborano per raggiungere obiettivi comuni.
Domande frequenti su Lead Generation B2B
Quanto costa implementare una strategia di lead generation B2B?
Il costo medio per lead (CPL) nel B2B è in aumento. In Italia, è passato da circa 40€ nel 2021 a oltre 50€ oggi, con un incremento medio del 10% annuo. Il budget complessivo dipende fortemente dal settore di riferimento, dalla competitività e dai canali scelti, ma è più utile ragionare in termini di Costo per Opportunità Qualificata (CPO).
Quale canale B2B ha il ROI migliore?
In termini di ritorno sull’investimento (ROI), l’email marketing rimane uno dei canali più performanti, con una media di 36€ di ritorno per ogni euro speso. Per la generazione di lead nel B2B, LinkedIn si conferma leader indiscusso tra i social network, essendo la fonte di circa l’80% dei lead provenienti dai canali social.
Servono tool costosi per fare lead generation?
Non necessariamente. Sebbene piattaforme internazionali come HubSpot o Marketo offrano soluzioni complete, esistono alternative italiane molto valide e più accessibili per le PMI. Piattaforme come Mailup o 4dem permettono di implementare strategie efficaci di email marketing e automation con un investimento contenuto, dimostrando che la strategia e la qualità del processo sono più importanti del costo dello strumento.